Processi tipici

Gli altri capitoli spiegano i moduli. Questo segue i processi dall’inizio alla fine, attraversando i moduli: come si fa un audit, come si porta avanti un’azione di miglioramento, come si gestiscono manutenzioni e tarature, come si emette un documento.

In breve

Un audit interno, dall’inizio alla fine

L’audit è lo strumento con cui si verifica se i requisiti vengono applicati e se il sistema produce i risultati attesi. In Qualibus è un evento della classe Audit, e il modello porta con sé il programma, la check list e i rilievi che ne possono nascere.

  1. Avvio — da Nuovo nella classe Audit: si sceglie la data, si seleziona il modello (per esempio “Audit interno ISO 9001:2015”) e si conferma. In alternativa si parte dal calendario sulla data prevista, o si duplica l’audit dell’anno precedente.
  2. Preparazione e piano — seguendo le Istruzioni del modello si aggiorna il titolo, si collegano nei riferimenti le funzioni, i reparti e le persone coinvolte, e si compilano nei dati personalizzati le informazioni del piano: date e orari, norme applicabili, requisiti, auditor, modalità di conduzione. Da qui si stampa il piano di audit da diffondere.
  3. Notifica agli interessati — le disposizioni generano impegni sul calendario degli esecutori/auditor. Con l’apposita opzione del modello, l’impegno può comparire anche sul calendario del personale collegato nei riferimenti: chi sarà auditato lo vede nella propria agenda, senza bisogno di una mail a parte.
  4. Conduzione — si apre la check list della disposizione e si registra, riga per riga: l’esito (Conforme, NC maggiore, NC minore, Osservazione, Spunto di miglioramento, Non applicabile) e le note con l’evidenza oggettiva. Per un rilievo si compila una riga indicando nei riferimenti il punto norma, nella descrizione il numero del rilievo e nelle note la descrizione di ciò che è stato osservato.
  5. Avvio dei rilievi — confermando con Applica, gli esiti che lo prevedono generano automaticamente gli eventi collegati (le non conformità, le osservazioni, gli spunti). Per ciascuno Qualibus chiede data e titolo, responsabile e tipologia se non già stabiliti dal modello, più i dati obbligatori. Tutti restano collegati all’audit.
  6. Report e chiusura — si chiudono le disposizioni con il loro esito, si allega o si genera il rapporto di audit (i segnaposto dei modelli sono in Campi nei modelli documento), e si chiude l’evento.
  7. Follow-up — i rilievi proseguono con la loro vita: ognuno ha le sue azioni, i suoi esecutori e le sue scadenze, e si controllano dalle consultazioni o dai cruscotti. L’audit è chiuso; il miglioramento no.
Tipi di audit, stesso meccanismo

Cambia il modello, non il modo di lavorare: audit interni su una norma (9001, 14001, 45001, 27001, UNI/PdR 125…) o su sistemi integrati; audit di seconda parte presso i fornitori o da parte dei clienti; audit di terza parte (certificazione), dove nei riferimenti si collega anche l’ente e nei dati personalizzati si registrano gli ispettori e il programma. Anche gli audit da remoto usano gli stessi modelli.

Un’azione di miglioramento

Le azioni di miglioramento nascono da tante parti: non conformità e reclami, incidenti e infortuni, proposte del personale, analisi dei dati e misurazioni, decisioni del riesame di direzione, rilievi emersi negli audit.

Le tipologie che si usano più spesso sono quattro:

SiglaTipoQuando
ACAzione correttivaÈ successo qualcosa: si rimuove la causa perché non si ripeta.
RRAzione preventiva per riduzione rischiNon è successo, ma potrebbe: si riduce il rischio prima.
OPOpportunità di miglioramento / obiettivo personaleSi può fare meglio: efficienza, qualità, servizio.
GMGestione modifiche rilevantiCambia qualcosa di importante nel sistema e va governato.
  1. Avvia l’evento con il modello della tipologia giusta — spesso direttamente dal record che l’ha originata (il cliente del reclamo, il fornitore, la macchina) con Avvia evento, così il riferimento è già collegato.
  2. Segui le istruzioni del modello: descrivere il problema, analizzare la causa radice, definire l’azione, stabilire chi fa cosa entro quando.
  3. Esegui: ogni passo è una disposizione sul calendario di chi la deve attuare, che la chiude con il suo esito.
  4. Verifica l’efficacia a distanza di tempo — è il passo che distingue un’azione correttiva vera da una toppa. Se l’esito dice che non ha funzionato, il workflow riporta indietro.
  5. Chiudi l’evento e lascia che i numeri parlino: quante azioni, di che tipo, con che tempi, con quale efficacia.
Quante azioni aprire

Molte, soprattutto di tipo OP e RR: sono quelle che non hanno bisogno di un problema per esistere. Un sistema con solo azioni correttive è un sistema che reagisce e basta.

Manutenzioni e interventi

Il punto di partenza è l’anagrafica del bene: impianti, attrezzature, automezzi, dotazioni. Su ciascuno si configurano le manutenzioni previste, e da lì gli impegni si generano da soli.

  1. Censisci il bene — codice, descrizione, tipo, ubicazione, responsabile, eventuale fornitore del servizio, dati personalizzati (matricola, anno, potenza…).
  2. Configura le manutenzioni — ordinarie programmate a frequenza fissa (giorno, settimana, mese, trimestre, semestre, anno) e avanzate al raggiungimento di un valore (ore, km, cicli, pezzi) e/o al superamento di un periodo.
  3. Registra i valori quando servono: si possono inserire anche dal calendario, con il menu contestuale, senza entrare nell’anagrafica.
  4. Esegui l’intervento — l’impegno compare sul calendario dell’esecutore; si apre, si compila la check list di verifica, si registrano le note e si chiude con l’esito.
  5. Straordinari — quando qualcosa si rompe si avvia un intervento straordinario dalla scheda del bene: stessa meccanica, senza programmazione.
  6. Registro interventi — tutto ciò che è stato fatto resta consultabile e stampabile per bene, periodo o esecutore: è la prova che la manutenzione è stata eseguita.

Taratura degli strumenti

Stessa impalcatura delle manutenzioni, con in più i criteri di accettabilità e i rilievi.

  1. Anagrafica strumenti — tipologia, codice, descrizione, responsabile, utilizzatori, eventuale laboratorio esterno, frequenza di taratura e criteri di accettabilità.
  2. Istruzioni — le modalità di taratura sono un documento collegato: chi esegue non deve ricordarle a memoria.
  3. Impegni — le scadenze di taratura compaiono sul calendario del responsabile con l’anticipo previsto.
  4. Esecuzione — si registrano i rilievi (i valori misurati) e l’esito rispetto ai criteri: conforme, conforme con riserva, non conforme.
  5. Conseguenze — uno strumento non conforme va messo fuori uso e, se ha influito su controlli già fatti, la valutazione dell’impatto è un’azione di miglioramento.
  6. Registro e certificati — certificati allegati allo strumento, registro delle tarature stampabile: è ciò che viene chiesto in audit.

Emettere o revisionare un documento

  1. Scegli la cartella giusta: è la cartella a determinare chi potrà leggere, verificare, approvare e ricevere il documento.
  2. Crea il documento (o apri quello esistente) e inserisci la nuova revisione, compilando numero, data e note di revisione — le note spiegano che cosa è cambiato, e sono ciò che si legge fra un anno.
  3. Fai verificare da chi ha il ruolo, e poi approvare: solo allora la revisione va in vigore e la precedente diventa sostituita.
  4. Distribuisci a persone, funzioni o liste di distribuzione. Chi riceve trova il documento tra quelli “a me in vigore” e conferma la presa visione; in alternativa si stampa il foglio di distribuzione per le firme.
  5. Controlla chi non ha ancora letto, dal filtro Da me in vigore.

Il dettaglio del modulo è nel capitolo Documenti.

La giornata tipo

Messo tutto insieme, lavorare in Qualibus è una routine breve: